Chaga e riso integrale germogliato: una combinazione dalle interessanti proprietà biologiche

Chaga e riso integrale germogliato: una combinazione dalle interessanti proprietà biologiche

Uno studio sperimentale ha confrontato gli estratti di chaga, riso integrale germogliato e chaga coltivato sul riso, osservando in quest’ultima combinazione la maggiore attività antiossidante e antinfiammatoria.

Il chaga (Inonotus obliquus) è un fungo che cresce soprattutto sulle betulle nelle regioni fredde dell’Europa, dell’Asia e del Nord America. Utilizzato da secoli nella tradizione popolare di Russia e dell’Europa orientale, contiene polisaccaridi, composti fenolici e altre molecole bioattive oggetto di crescente interesse scientifico.

La sua coltivazione, tuttavia, è complessa e costosa. Per questo un gruppo di ricercatori della Konkuk University, in Corea del Sud, ha studiato una possibile alternativa: far crescere il fungo sul riso integrale germogliato e valutarne le proprietà biologiche [1].

Tre estratti messi a confronto

Gli autori hanno preparato e confrontato tre estratti:

  • riso integrale germogliato;
  • chaga;
  • chaga coltivato sul riso integrale germogliato.

Il riso era stato lasciato germogliare fino alla comparsa di un germoglio di circa un millimetro. Il fungo coltivato sul riso è stato successivamente essiccato ed estratto con una soluzione al 70% di etanolo.

La germogliazione modifica profondamente il chicco: attiva enzimi e può arricchire o rendere più accessibili componenti come GABA, fibre, acido ferulico, tocotrienoli, minerali e γ-orizanolo. Il chaga, da parte sua, apporta composti fenolici, flavonoidi e polisaccaridi. L’incontro tra le due matrici potrebbe quindi generare un profilo bioattivo diverso da quello dei singoli ingredienti.

La risposta allo stress ossidativo

Nei test condotti su cellule epatiche esposte a perossido di idrogeno, tutti gli estratti hanno ridotto la formazione di specie reattive dell’ossigeno. L’effetto più marcato è stato osservato con il chaga coltivato sul riso germogliato.

Lo stesso estratto ha mostrato i risultati migliori anche nei campioni di tessuto epatico murino trattati in laboratorio: ha ridotto la malondialdeide, un indicatore della perossidazione dei lipidi, e sostenuto l’attività di enzimi antiossidanti come superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi.

La malondialdeide, in particolare, è passata da 2,126 µmol/min/mg di proteina nel campione sottoposto a danno ossidativo a 0,712 nel campione trattato con l’estratto combinato. Un valore vicino a quello ottenuto con l’acido ascorbico utilizzato come controllo positivo.

Gli effetti sui mediatori dell’infiammazione

I ricercatori hanno poi impiegato macrofagi murini RAW 264.7 stimolati con lipopolisaccaride, un modello cellulare comunemente utilizzato per studiare la risposta infiammatoria.

L’estratto combinato ha limitato la produzione di ossido nitrico e prostaglandina E2, oltre a ridurre l’espressione di mediatori come iNOS e COX-2. È stata osservata anche una diminuzione di alcune citochine pro-infiammatorie, in particolare IL-1β e IL-6. Nei test di vitalità cellulare, le concentrazioni esaminate non hanno mostrato una riduzione significativa della sopravvivenza delle cellule.

Secondo gli autori, la maggiore attività potrebbe dipendere dal contenuto più elevato di composti fenolici e flavonoidi rilevato nel fungo coltivato sul riso germogliato [2].

Un risultato preliminare, non una prova clinica

Lo studio offre un interessante esempio di come la fermentazione fungina e la germogliazione possano essere impiegate per sviluppare nuovi ingredienti funzionali. I risultati devono però essere interpretati nel loro corretto contesto.

La ricerca, pubblicata nel 2013, è stata condotta su cellule e tessuti trattati in laboratorio, non su persone. Inoltre, è stato utilizzato un estratto etanolico concentrato: i risultati non possono quindi essere trasferiti direttamente al consumo alimentare del chaga o del riso germogliato. Saranno necessari studi su animali vivi, valutazioni di sicurezza e sperimentazioni cliniche per stabilire biodisponibilità, dosaggi ed eventuali benefici nell’essere umano.

Più che una conferma terapeutica, questo lavoro rappresenta dunque un punto di partenza: mostra come un substrato germogliato possa influenzare l’attività biologica di un fungo e apre nuove possibilità per la ricerca sugli alimenti funzionali.

Riferimenti

  1. Debnath T., Park S.R., Kim D.H., Jo J.E., Lim B.O. (2013). Anti-Oxidant and Anti-Inflammatory Activities of Inonotus obliquus and Germinated Brown Rice Extracts. Molecules, 18, 9293-9304. https://doi.org/10.3390/molecules18089293
  2. Debnath T., Park D.K., Lee B.R., Jin H.L., Lee S.Y., Samad N.B., Lim B.O. (2012). Antioxidant activity of Inonotus obliquus grown on germinated brown rice extracts. Journal of Food Biochemistry. https://doi.org/10.1111/j.1745-4514.2012.00658.x
  3. Park Y.K., Lee H.B., Jeon E.J., Jung H.U., Kang M.H. (2004). Chaga mushroom extract inhibits oxidative DNA damage in human lymphocytes as assessed by comet assay. BioFactors, 21, 109-112.
  4. Van Q., Nayak B.N., Reimer M., Jones P.J.H., Fulcher R.G., Rempel C.B. (2009). Anti-inflammatory effect of Inonotus obliquus, Polygala senega L. and Viburnum trilobum in a cell screening assay. Journal of Ethnopharmacology, 125, 487-493. https://doi.org/10.1016/j.jep.2009.06.026